
ROMA 18 Gennaio 2012 Si alza il livello di preoccupazione per l'ambiente marino e costiero dell'Isola del Giglio e delle aree circostanti. «C'è già un danno ambientale, molto contenuto» relativo «ai fondali dell'Isola del Giglio», ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, sottolineando che «una nave come questa, da quattromila passeggeri, ha servizi di ogni tipo: è chiaro che escano dei liquidi ma non sono carburanti». Il ministro ha parlato di «situazione al limite perchè la nave è in posizione instabile. È una corsa contro il tempo». E sull'aumento della paura per il rischio ambientale, Legambiente parla di «inquinamento già significativo con sostanze tossiche a contatto con il mare» e chiede l'intervento dell'Unione Europea. Il gigante del mare Concordia della Costa Crociere, giace semisommerso e piegato praticamente a 90 gradi quasi all'imboccatura del porto dell'isola toscana, in pieno parco dell'arcipelago toscano, sin dalla sera del 13 gennaio scorso. All'interno ancora tutto il combustibile, 2380 tonnellate di cui 2200 di olio pesante, quello più pericoloso per l'ambiente. Il piano di svuotamento, dopo la presentazione in una riunione alla Provincia di Grosseto, sta per essere approvato e per sabato potrebbero iniziare già le prime operazioni. Ormeggiato al porto dell'isola svetta imponente il 'Pontone', l'imbarcazione della ditta italiana Neri di Livorno, con a bordo una gru, ponte e attrezzature per poter intervenire sulle cisterne.
A occuparsi del recupero del combustile la ditta olandese Smit Salvage. Il piano combustibile dovrebbe svolgersi in 28 giorni, mare e meteo permettendo. L'azione si concentrerà su 14 cisterne circa procedendo due cisterne per volta. Ogni coppia prevede quattro giorni di lavoro. Si tratta di praticare un foro in sicurezza con una tecnica che evita fuoriuscite di carburante e di inserire poi una serpentina per rendere il combustibile fluido e quindi aspirarlo. I tecnici dovranno garantire al tempo stesso il mantenimento della stabilità della nave. E questo solo per le cisterne. Per la sala macchine ci vorrà un piano specifico mentre è ancora ignota la quantità di lubrificante. Entro domani gli uomini del gruppo anti-inquinamento del ministero dell'Ambiente, termineranno inoltre di sistemare per il perimetro di 900 metri della barriera di contenimento degli idrocarburi. Tutto questo mentre si guarda alle conseguenze di un eventuale inabissamento. Tre gli scenari ipotizzati contenuti in uno studio realizzato dall'Istituto superiore per la protezione della ricerca ambientale, Ispra, e consegnato al ministero dell'Ambiente. Il primo scenario, ha spiegato Luigi Alcaro, responsabile del Servizio emergenza ambientale in mare dell'Ispra, prevede che la nave vada a fondo rompendosi e creando numerose fratture nelle cisterne con rilascio massimo di olio e con inquinamento immediato molto vistoso che può interessare una vasta area (Arcipelago toscano). In questo caso si prevede una bonifica di qualche settimana e, secondo l'esperto, sarebbe lo scenario «migliore». Il secondo riguarda il caso di rottura di solo una parte delle cisterne e un rilascio silente ma continuo del combustibile contenuto nelle cisterne intatte. «Un caso come questo ha riguardato la Sea Diamond, affondata nel 2007 al largo di Santorini in Grecia - ha detto Alcaro - dove la diffusione lenta di 30 chili al giorno durò per tre anni». Terzo scenario, quello più grave, che il Concordia affondi senza toccare le cisterne. Ciò provocherebbe un rilascio lento di tutto il combustibile.
LA DISPERSA VIVA IN GERMANIA È viva una delle passeggere che risultava dispersa L'unità di crisi presieduta dal prefetto di Grosseto, Giuseppe Linardi. «Una delle passeggere tedesche che risultavano disperse è viva e si trova in Germania, dove si è presentata alle forze di Polizia locali. Si tratta della signora Gertrud Goergens».
IL BILANCIO Con l'identificazione di una delle 5 vittime trovate ieri mattina sulla Costa Concordia, l'ungherese Sandro Feher, membro dell'equipaggio, e la conferma che una delle persone disperse è viva, rintracciata in Germania (la signora Gertrud Goergens), scende a 26 il numero delle persone di cui ancora non si hanno notizie dopo il naufragio. I due nomi, infatti sono stati depennati dall'elenco diffuso ieri dall'unità di crisi e composto da 28 nomi. Degli 11 cadaveri trovati fino ad ora, 5 sono ancora senza nome.
MAI COSÌ VICINO AL GIGLIO «Non era mai stata fatta prima da Schettino quella manovra» presso l'Isola del Giglio, ha detto in una conferenza stampa l'avvocato difensore Bruno Leporatti riferendosi al passaggio vicino all'isola- «È oggettivo dire che si tratta di una manovra scellerata e che comunque io definirei giuridicamente imprudente». Secondo quanto precisato successivamente dall'avvocato Bruno Leporatti, rispondendo ai giornalisti nella conferenza stampa, lo stesso legale ha puntualizzato che «la definizione del gip, secondo il quale la manovra è stata scellerata, è un aggettivo riferibile al giudizio di chi lo scrive, cioè al gip stesso. Mentre io - ha ribadito l'avvocato - la definirei una manovra giuridicamente, forse, imprudente».
IDENTIFICATA VITTIMA UNGHERESE È stata identificata una delle cinque vittime trovata ieri all'interno della nave Concordia. Si tratta di Sandor Feher, ungherese, membro dell'equipaggio. Lo rende noto l'unità di crisi presieduta dal prefetto di Grosseto.
RISCHIO MAREA NERA A lanciare l'allarme è legambiente preoccupata per il rischio di una catastrofe ambientale determinata dal disastro della Concordia al Giglio. Secondo l'associazione ambientalista, la biodiversità, la fauna e la flora marina dell'area, al di là del possibile e gravissimo sversamento di olio combustibile, sono già duramente aggredite da tutte le sostanze tossiche e i materiali presenti nella nave: dalle vernici, ai solventi, dagli oli lubrificanti ai detersivi fino ai reflui sanitari e ai metalli. «Chie«Chiediamo un intervento urgente e articolato della Commissione Europea a supporto delle istituzioni nazionali per questa emergenza internazionale al fine di scongiurare la catastrofe ambientale e limitarne il più possibile i danni e le conseguenze che sarebbero di enorme portata per l'ecosistema marino e costiero dell'Arcipelago Toscano e della costa maremmana» dichiara Sebastiano Venneri, responsabile nazionale per il mare di Legambiente.
SCHETTINO GUARDAVA LA NAVE AFFONDARE «Una volta abbandonata la nave», Schettino «rimase fermo sulla scogliera del Giglio e guardava la nave affondare in balia del tragico evento che stava verificandosi». Lo riporta il gip Montesarchio nell'ordinanza emessa ieri sera.
PM: ABBANDONO' 300 PERSONE A BORDO Il comandante Francesco Schettino è accusato dalla procura di Grosseto di aver abbandonato circa 300 persone - passeggeri della nave da crociera Costa Concordia - incapaci di provvedere per se stessi durante il naufragio avvenuto in ore notturne il 13 gennaio scorso presso l'Isola del Giglio. La procura contesta a Schettino che avrebbe dovuto aver cura di loro in quanto comandante della nave. Questa accusa si aggiunge a quelle di omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono della nave.
DISASTRO DI PROPORZIONI MONDIALI «Ricorre senz'altro l'oggettiva gravità del fatto, un disastro di proporzioni mondiali, e ricorre la condotta gravemente colposa configurabile a carico del comandante della Costa Concordia». È quanto scrive il gip Montesarchio nell'ordinanza che ha annullato il fermo in carcere di Francesco Schettino.
"SCHETTINO INCAPACE" Nel suo provvedimento il gip di Grosseto Valeria Montesarchio rileva «anche la totale incapacità di gestire le fasi successive dell'emergenza, così ritardando i soccorsi dalla terraferma», valutando così la condotta del comandante della nave Costa Concordia il 13 gennaio dopo che aveva sbagliato la manovra di avvicinamento all'Isola del Giglio portando la nave contro gli scogli.
NON VOLEVA ASPORTARE SCATOLA NERA «Quanto inizialmente evidenziato dal pm in ordine alla presunta intenzione del comandante di asportare in qualche modo il Voyage Data Recorder (Vdr) della nave è smentito agli atti dal documento 170, annotazioni di pg del CF De Falco, che precisa il possibile fraintendimento di un'informazione data sul punto». Lo precisa il gip Montesarchio argomentando sul pericolo di inquinamento delle prove nell'ordinanza con cui ha scarcerato il comandante Francesco Schettino. Afferma il comandante De Falco che «a seguito del contatto intercorso tra il responsabile della compagnia, il signor Mattesi Paolo presente in sala operativa ed il comandante Schettino, si decise di inviare altra persona, successivamente individuata nell'ufficiale Pellegrini Martino, poichè il comandante non appariva essere lucido».
DOMICILIARI IDONEI PER IL GIP «La misura degli arresti domiciliari appare pienamente idonea a scongiurare le esigenze cautelari di recidivanza in condotte criminose a sfondo gravemente colposo ad opera dell'indagato». Lo scrive il gip di Grosseto Montesarchio disponendo la misura degli arresti domiciliari ha conclusione del suo provvedimento relativo alla posizione del comandante della Costa Concordia Francesco Schettino accusato del naufragio del 13 gennaio al Giglio.
SOTTO CHOC, DISSE "BASTA NAVI" Francesco Schettino, dopo il naufragio, disse di voler cambiare vita e chiudere con le navi a causa dello sconforto per l'accaduto. Ma ciò non dimostra che il comandante avesse intenzione di fuggire. Lo afferma il gip di Grosseto nella sua ordinanza. «Si ripete che lo Schettino dopo aver lasciato la nave, non compiva alcun atto dal quale poter desumere che avesse intenzione di fuggire. Le dichiarazione da lui rese nella caserma dei carabinieri di Orbetello, circa la sua intenzione di cambiare vita e non voler più andare sulle navi - scrive il gip - sono chiaramente dovute allo sconforto per il disastro provocato e non rivestono alcun rilievo nel senso dell'intenzione di darsi alla fuga».
SCHETTINO HA AMMESSO MANOVRA SBAGLIATA Il comandante Francesco Schettino, che guidava la nave Costa Concordia il 13 gennaio quando si è schiantata contro gli scogli dell'Isola del Giglio, ha ammesso ieri davanti al gip di aver sbagliato la manovra di avvicinamento all'isola. È quanto si ricava dal provvedimento con cui il gip di Grosseto lo ha scarcerato variando la misura cautelare con quella degli arresti domiciliari.
Quella del comandante Francesco Schettino è stata una «manovra sconsiderata» nell«'eccessivo avvicinamento all'isola». Non solo: il comandante ha «sottovalutato» il danno alla nave, ritardando poi l'allarme. È quanto si legge nell'ordinanza del gip di Grosseto. «La gravità del comportamento colposo del comandante - si legge nell'ordinanza con la quale il gip di Grosseto Valeria Montesarchio non ha convalidato il fermo ed ha disposto i domiciliari per Schettini - è riscontrabile dall'inizio, con l'ordinare e mettere in atto la sconsiderata manovra di eccessivo avvicinamento all'isola, nella fase dell' impatto, con il sottovalutare il danno prodotto nella parte vitale della Costa Concordia e nella fase immediatamente successiva all'impatto, con il ritardo dei segnali di allarme e comunque di segnalazione alle autorità costiere dell'effettiva situazione in cui si trovava la nave».
Circa la «mancata convalida del fermo il giudice ritiene non sussistente un concreto pericolo di fuga dell'indagato, non potendo per legge e costante giurisprudenza il predetto presupposto identificarsi in una mera ipotesi investigativa non supportata da alcun elemento riferibile alla sua condotta». Così il giudice Valeria Montesarchio motiva la mancata convalida del fermo e dispone di domiciliari per il comandante Francesco Schettino.
«La grave imperizia, imprudenza, negligenza che connota la condotta del comandante Francesco Schettino rendono concreto e attuale il pericolo di reiterazione dei reati della stessa specie di quelli per cui si procede, ossia reati gravemente colposi ai danni di terzi affidati» all'indagato. Lo scrive il gip di Grosseto Montesarchio.
MANOVRA EMERGENZA? ATTO DOVUTO La manovra di emergenza compiuta dopo l'impatto non esime il comandante Francesco Schettino dalle sue responsabilità ed era comunque un «atto dovuto per limitare il più possibile le conseguenze tragiche» di quanto accaduto. Lo scrive il Gip di Grosseto nella sua ordinanza. «La manovra di emergenza che il comandante effettuava per accostare la nave alla costa dell' Isola (manovra da lui dettagliatamente descritta nel corso dell'interrogatorio) - scrive il gip di Grosseto nell'ordinanza - non vale ad esimerlo da responsabilità o comunque ad attenuare le predette responsabilità, poichè è logico che si è trattato, a quel punto, di un atto dovuto per limitare il più possibile le conseguenze tragiche che il grave errore commesso ed ammesso purtroppo ha determinato».
NON TENTO' DI TORNARE A BORDO Il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino non fece alcun «tentativo serio» di tornare «almeno in prossimità della nave» dopo essere sbarcato mentre erano ancora in corso le operazioni di abbandono nave da parte dei passeggeri. Lo rileva il gip di Grosseto nella sua ordinanza. «Se anche fosse vero quanto da lui asserito sulla necessità oggettiva dello sbarco, nessun tentativo serio di ritornare almeno in prossimità della nave venne fatto dal comandante nelle fasi immediatamente successive all'avvenuto abbandono della Costa Concordia». Lo scrive il gip richiamando la circostanza in cui «Schettino lasciava la nave quando erano ancora in corso le operazioni di abbandono della stessa da parte dei passeggeri, gestite da altro personale di bordo».
SCHETTINO SMENTITO SUI SOCCORSI "IMPOSSIBILI" Altro personale ed ufficiali si adoperavano sulla nave per aiutare i passeggeri e ciò «smentisce oggettivamente» l'impossibilità dichiarata dal comandante Francesco Schettino di gestire il soccorso a bordo. È quanto si legge nell'ordinanza del gip di Grosseto, Valeria Montesarchio. «Il fatto che altro personale ed altri ufficiali ancora sulla nave si adoperavano in ogni modo per consentire lo sbarco dei passeggeri smentisce oggettivamente quanto dichiarato dal comandante Francesco Schettino sull' oggettiva impossibilità di dirigere e gestire le procedure di emergenza e soccorso». Così l'ordinanza del gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, allorchè si afferma la sussistenza di «gravi indizi di colpevolezza» a carico del comandante della Costa Concordia.
TUTTI I NOMI DEI DISPERSI La prefettura di Grosseto ha diffuso in serata sul proprio sito l'elenco delle 28 persone da rintracciare dopo il naufragio della nave Costa Concordia. Tali dati, si specifica, «tuttora in corso di aggiornamento, potrebbero risultare utili ai fini della ricerca dei cittadini italiani e stranieri».
Questi i nominativi: Italia: Dintrono Maria, Girolamo Giuseppe, membro equipaggio, Trecarichi Maria Grazia, Virzì Luisa Antonia, Arlotti Dayana, Arlotti Williams.
Germania: Bauer Elisabeth (f), Ganz Christina Mathi (f), Ganz Norbert Josef (m), Grube Gabriele (f), Hoer Egon (m), Neth Margarethe (f), Schall Inge (f), Stumpf Siglinde (f), Werp Brunhild (f), Werp Josef (m), Galle Horst (m), Schroeter Margrit (f).
Francia: Blemand Michael (m), Gannard Jeanne (f), Gregoire Pierre (m), Litzler Mylene (f).
India: Rebello Russel Terence (m), membro dell'equipaggio.
Peru: Soriamolina Erika Fani (f), membro dell'equipaggio.
Usa: Heil Barbara (f), Heil Gerald (m).
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