
ROMA 16 GENNAIO 2012 Non ha resistito al peso di quella bambina cinese di nove mesi uccisa assieme al padre. Era braccato da 12 giorni e ha deciso di impiccarsi. Ma prima avrebbe ingerito del veleno per topi. L'hanno trovato appeso a un gancio in un casolare alla periferia nord di Roma Mohammed Nasiri, 30 anni, uno dei due marocchini presunti assassini del commerciante cinese Zhou Zeng e di sua figlia Joy, il 4 gennaio in una rapina a Torpignattara. Il cadavere è stato scoperto ieri al km 14 di via Boccea, ma la morte risalirebbe a tre-quattro giorni fa. Tracce del veleno sono state trovate per terra vicino al corpo: ma bisognerà attendere l'autopsia per saperne di più. Secondo la Procura, al momento non sembrano esserci dubbi che si tratti di suicidio. Ma nel quartiere del duplice delitto qualcuno tira in ballo la mafia cinese. «Sono arrivati prima loro», dicono diversi abitanti. Una voce contrastata con forza dalla portavoce della comunità cinese romana. «Siamo sempre afflitti dal dolore e speriamo che ora catturino l'altro assassino, ma la notizia ci ha dato un certo sollievo», ha detto a caldo la sorella di Zhou, secondo un amico di famiglia. I parenti sono stretti intorno alla vedova, Lia Zheng, ferita nella rapina e sconvolta dalla perdita dei suoi cari. Il corpo di Nasiri è stato trovato in una zona utilizzata di solito per un gioco chiamato Softhair, una sorta di guerra simulata: sono stati proprio alcuni partecipanti ad avvisare ieri le forze dell'ordine, secondo quanto emerso. Il marocchino, con precedenti per rapina furto e reati contro il patrimonio, è stato identificato attraverso le impronte digitali. Non si sa nulla dell'altro ricercato, anch'egli marocchino e pregiudicato, che sarebbe più giovane di Nasiri, sui 20 anni. La sua identità viene mantenuta ancora segreta. L'uomo potrebbe già trovarsi all'estero, ma si continua a cercarlo anche a Roma. I due nordafricani erano stati individuati dai carabinieri del Comando provinciale di Roma e del Ros sulla base delle immagini di alcune telecamere di sorveglianza e del Dna estratto da tracce lasciate sullo scooter usato per il massacro, su una maglietta e su altri oggetti dei killer. Oggi in Procura a Roma si è tenuta una riunione tra il procuratore reggente Giancarlo Capaldo, l'aggiunto Pierfilippo Laviani e il capo del Nucleo investigativo dei carabinieri, tenente colonnello Lorenzo Sabatino. Le prime reazioni al ritrovamento del cadavere di uno dei presunti assassini della piccola Joy e di suo padre sono arrivate non solo dalla famiglia delle vittime, ma anche dall'Associazione degli Immigrati Nordafricani in Italia (Ainai). «Mi dispiace che sia morto perchè nessuno vuole la morte di nessun altro - ha detto il presidente Kamel E. Belaitouche -. Sono senza parole. È un ragazzo giovane, la sua famiglia piangerà. Ma non è così che si fa giustizia». Una giustizia sommaria che secondo alcuni a Torpignattara sarebbe stata compiuta dalla mafia cinese. È l'opinione soprattutto di alcuni abitanti italiani del quartiere, anche se tutto finora fa pensare al suicidio. Poca voglia di parlare invece tra i cinesi della zona, anche nel bar gestito dalla famiglia delle due vittime. «Siamo sgomenti. Non abbiamo mai desiderato la sua morte, noi non siamo animali - dice la portavoce della comunità cinese a Roma, Lucia King -. Anche noi vogliamo la verità su quello che è successo a questo ragazzo. Siamo stanchi di sentire voci secondo cui sarebbe stata la mafia cinese ad ucciderlo - prosegue King -. Se un cinese lo avesse incontrato lo avrebbe linciato. Figurarsi portarlo in un capanno e fargli ingerire veleno per topi».
I RESIDENTI: E' STATA LA MAFIA CINESE ROMA - «È arrivata prima la mafia cinese...», commenta amaro un abitante di Torpignattara, il quartiere di Roma dove due settimane fa è stato ucciso in una rapina un cittadino cinese insieme alla sua bambina di appena nove mesi. Lui, come tanti altri, sostengono questa tesi ma parlano rigorosamente in maniera anonima. Nel giorno del ritrovamento del corpo di uno dei killer ricercati per il duplice omicidio, a Torpignattara non si parla d'altro. Ma la comunità cinese è sigillata nel silenzio. Casa Zheng non è vuota. Probabilmente Lia, la mamma di Joy, è tornata ma è ancora chiusa in un disperato silenzio. Una catechista della zona, riferisce di averla vista qualche giorno fa: «È tornata dall'ospedale ma sta malissimo - afferma - dicono che sia sotto sedativi. Con altri catechisti volevano andarla a trovare ma è meglio attendere ancora un pò. L'ho vista buttarsi ancora di fronte alla porta di casa in preda alla disperazione». Il bar all'angolo tra via Casilina e via Antonio Tempesta, gestito dalla famiglia, questo pomeriggio era aperto. All'interno alcuni ragazzi cinesi, forse parenti, chiusi anche loro nel silenzio. Solo uno di loro commenta arrabbiato il ritrovamento del cadavere: «Per me questo non ha nessun significato, non c'è nulla che ci possa interessare, poi chiude le saracinesche». Poco più avanti, all'altro bar che fa angolo con via Al• Giovannoli, tanti italiani commentano l'episodio. «Se l'hanno trovato impiccato Š stata la mafia cinese - dice uno -. Io non dico il mio nome perch‚ sto in questa strada da tanti anni e ho tre belle nipoti che mi voglio godere fino alla fine». «Secondo me è stato un delitto su commissione», sostiene un altro. Secondo Glauco, l'unico disposto a presentarsi, «è stato un atto disperato di un uomo braccato». Qualcun altro mormora: «È meglio che l'hanno trovato morto, un assassino in meno». Da parte della comunità cinese, arrivano pochi commenti. «È una storia troppo brutta...», si limita a dire una commessa di un piccolo negozio di abbigliamento in via Casilina. «È meglio», commenta un altro cinese della zona alla notizia del ritrovamento. «Non voglio dire nulla», dice un terzo a passeggio per Torpignattara. Per il resto a parlare sono i loro sguardi vuoti ancora sconcertati. COMMENTA QUESTA NOTIZIA














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