
ROMA 15 Gennaio 2012 Se ne va anche l'altra metà di uno di più celebri sodalizi letterari italiani. Dieci anni dopo Franco Lucentini, è morto oggi, a 85 anni, Carlo Fruttero, nella sua casa di Castiglione della Pescaia. Lo scrittore torinese, nato nel 1926, aveva dato vita con Lucentini nel
1952 alla famosa «ditta» di giallisti, giornalisti e traduttori Fruttero & Lucentini che si muoveva nel crocevia intellettuale della Torino einaudiana dell'epoca. Lo «zapping notturno tra i libri nel letto»; il fritto di paranza, «quei pescetti meravigliosi» da prendere «con le mani, non con la forchetta!»; le camminate con il padre e con l'amico Franco Lucentini con il quale «ridevamo delle stesse cose» e così «capimmo che eravamo fatti per collaborare» erano per Fruttero tra le cose fondamentali della vita e tra i ricordi più belli, come aveva raccontato nel 2010 in un appuntamento speciale di 'Che tempo che fà di Fabio Fazio su Rai3. E ancora, parlando del rapporto con Lucentini: «L'ho capito in ufficio, a Torino (da Einaudi, ndr), che potevamo essere amici. Lui faceva il lettore, lo scout, pagato 3 lire per Einaudi a Parigi, abitava a Monmartre, naturalmente, e veniva fino a Torino in moto...un viaggio spaventoso. Alla fine si stabilì anche lui a Torino, per essere vicino alla casa e...alla cassa, se non andavi tu a chiedere i soldi... Capimmo che eravamo fatti per collaborare. E poi abbiamo deciso di provare a mettere insieme un romanzo. Facemmo La donna della domenica e fu una fortuna». Uscito nel 1972, il bestseller di ambientazione torinese diventò uno dei film più amati di quegli anni, diretto da Luigi Comencini nel 1975. Appassionato di fantascienza, sempre con Lucentini, dal 1961 al 1986, Fruttero ha diretto la collana di fantascienza 'Uranià per Mondadori con cui sono usciti i suoi ultimi libri: 'Mutandine di chiffon. Memorie retribuitè del 2010 e, nello stesso anno, 'La patria, bene o malè, scritto con Massimo Gramellini. La morte di Franco nel 2002 fu un duro colpo. Fruttero smise di scrivere per alcuni anni. Riprese nel 2006, quando uscì 'Donne informate sui fattì (Mondadori) che, dato per superfavorito al Premio Campiello nel 2007, arrivò invece ultimo con 28 voti lasciando il podio alla giovane sceneggiatrice Mariolina Venezia con 'Mille anni che sto quì (Einaudi). Una delusione per lo scrittore che commentò: «La gente che amava i nostri libri, lo comprerà almeno per vedere come me la cavo senza di lui». E aggiunse anche: «La giuria popolare è orientata verso un certo tipo di narrativa, diversa dalla mia. Sono lettori medi, o medio bassi. Il pubblico popolare preferisce quello, non sto a tormentarmi molto». Ma subito dopo era arrivato un altro riconoscimento: il Premio Chiara alla carriera e nel 2010 Fruttero è stato il primo vincitore del Campiello alla carriera. Per molti anni traduttore di autori come Beckett e Salinger, prima di incontrare Lucentini, Fruttero - che ha curato, con Sergio Solmi, 'Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienzà (Einaudi, 1959) ed è autore fra l'altro di 'Visibilità zero. Le disavventure dell'on.Slaccà (Mondadori) e di 'Ti trovo un pò pallidà - negli ultimi anni aveva raccontato in una postilla la storia di come era nata la favola 'Il calabrone che ci vedeva pocò (Gallucci). Unico e inedito testo per i bambini scritto da Franco Lucentini partendo da una piccola storia che Fruttero aveva inventato per suo nipote. Il suo finale, rivela nella postilla era più cattivo di quello di Lucentini, notoriamente il più buono della ditta F&L. Tanti i libri scritti con l'amico fra cui 'A che punto è la nottè (Mondadori), La prevalenza del cretinò (Mondadori) e 'L'amante senza fissa dimorà (Einaudi). I cinque titoli fondamentali della letteratura, per Fruttero erano: I Promessi Sposi di Manzoni, Candide di Voltaire («il primo libro che ho letto in francese»), Le avventure di Pinocchio di Collodi, Madame Bovary di Flaubert e I demoni di Dostoevskij.
LA SUA IRONIA »Passati gli ottant'anni nessuno osa più scrivere di te 'il vecchio Frutterò, ancor meno 'l'anziano Frutterò. Così si passa a un sinonimo lusinghiero: 'il grande Frutterò. Per far capire che è solo un modo di dire, si può ricorrere a un superlativo: il 'grandissimò Fruttero, che qui saluta e lascia la scena col suo più bel sorriso«. Così ironizzava sui vantaggi della vecchiaia Carlo Fruttero, morto oggi a 85 anni, in un elenco scritto per Vieni via con me, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Con la consueta, raffinata e sagace ironia, Fruttero aveva scritto: »Un vecchio è il solo ad avere i titoli per parlar male della sua età. Potrà dire: 'Mi fanno ridere questi precari. E io allora, che sono più di là che di qua?' Potrà chiudere con «Non ne posso più di tutta questa vecchiaia», ottenendo un sorriso comprensivo«. Altro vantaggio, »guidare contromano per 14 Km sull'autostrada, di notte. Ti tolgono la patente, ma vuoi mettere la soddisfazione?«. E ancora, »un vecchio può continuare a fumare tranquillamente. Ormai tutti i suoi terapeuti concordano nel dire che smettere sarebbe peggio«. E perfino »giocare la domenica pomeriggio in famiglia alla compilazione del proprio necrologio. 'Circondato dall'affetto dei suoi cari...'. Meglio tenersi sullo stringato. Costa meno e poi è anche vero, molte volte«. Anche sulla morte riusciva a scherzare. »Se anche volessi, non potrei suicidarmi: sono invalido, e bloccato a casa al pianterreno«, aveva detto nel novembre 2010, parlando del suicidio di Mario Monicelli. Una scelta - simile a quella di Franco Lucentini, legato allo scrittore torinese da un sodalizio lungo una vita, che si ammazzò nel 2002 a 82 anni - che Fruttero allora definì come il gesto di una »personalità molto indipendente«, ma forse anche il frutto della »solitudine«. Parlando di sè, poi, in quell'occasione aggiunse: »Ho la fortuna di avere due figlie che amo moltissimo e che si occupano intensamente di me, tre nipoti meravigliosi che anche loro si occupano di me: un gesto del genere li rattristerebbe, per loro sarebbe una tragedia. Quando hai una cerchia di affetti importantissimi, magari non lo fai. E dunque, penso che tirerò avanti così«.
I TITOLI Con la sigla Fruttero & Lucentini, i due scrittori hanno firmato a quattro mani una ricca produzione che spazia un pò tra tutti i generi, dalla poesia al teatro, dalla raccolta di articoli e elzeviri al romanzo giallo, dalla riflessione saggistica di costume alle antologie, le più celebri delle quali sono i quattro 'Libri della fantascienzà, editi da Einaudi. Dopo l'uscita di un libro già a doppia firma, ma che raccoglie poesie distinte dell'uno e dell'altro autore, 'L'idraulico non verra« (Melangolo 1971), la collaborazione darà vita a titoli celebri. Ecco i più importanti. - 'La donna della domenicà, Mondadori 1972; - 'A che punto è la nottè, Mondadori 1979; - 'Il Palio delle contrade mortè, Mondadori 1983; - 'La cosa in se», Einaudi 1983; - 'La prevalenza del cretinò, Mondadori 1985; - 'L'amante senza fissa dimorà, Mondadori 1986; - 'Il colore del destinò, Mondadori, 1987; - 'La verità sul caso D', Einaudi 1989; - 'Enigma in luogo di marè, Mondadori 1991; - 'La manutenzione del sorrisò, Mondadori 1994; - 'La morte di Cicerone. Racconto sceneggiatò, Nuovo Melangolo 1995; - 'Il significato dell'esistenzà, Tea, 1996; - 'Il ritorno del cretinò, Mondadori 1998. - 'Nottambulì, Avagliano 2002 - 'I ferri del mestierè, Einaudi 2003, il 'manuale involontario di scrittura con esercizi svoltì in cui Fruttero - l'anno successivo alla morte di Lucentini - riunì alcuni scritti del sodalizio
COMMENTA QUESTA NOTIZIA
1952 alla famosa «ditta» di giallisti, giornalisti e traduttori Fruttero & Lucentini che si muoveva nel crocevia intellettuale della Torino einaudiana dell'epoca. Lo «zapping notturno tra i libri nel letto»; il fritto di paranza, «quei pescetti meravigliosi» da prendere «con le mani, non con la forchetta!»; le camminate con il padre e con l'amico Franco Lucentini con il quale «ridevamo delle stesse cose» e così «capimmo che eravamo fatti per collaborare» erano per Fruttero tra le cose fondamentali della vita e tra i ricordi più belli, come aveva raccontato nel 2010 in un appuntamento speciale di 'Che tempo che fà di Fabio Fazio su Rai3. E ancora, parlando del rapporto con Lucentini: «L'ho capito in ufficio, a Torino (da Einaudi, ndr), che potevamo essere amici. Lui faceva il lettore, lo scout, pagato 3 lire per Einaudi a Parigi, abitava a Monmartre, naturalmente, e veniva fino a Torino in moto...un viaggio spaventoso. Alla fine si stabilì anche lui a Torino, per essere vicino alla casa e...alla cassa, se non andavi tu a chiedere i soldi... Capimmo che eravamo fatti per collaborare. E poi abbiamo deciso di provare a mettere insieme un romanzo. Facemmo La donna della domenica e fu una fortuna». Uscito nel 1972, il bestseller di ambientazione torinese diventò uno dei film più amati di quegli anni, diretto da Luigi Comencini nel 1975. Appassionato di fantascienza, sempre con Lucentini, dal 1961 al 1986, Fruttero ha diretto la collana di fantascienza 'Uranià per Mondadori con cui sono usciti i suoi ultimi libri: 'Mutandine di chiffon. Memorie retribuitè del 2010 e, nello stesso anno, 'La patria, bene o malè, scritto con Massimo Gramellini. La morte di Franco nel 2002 fu un duro colpo. Fruttero smise di scrivere per alcuni anni. Riprese nel 2006, quando uscì 'Donne informate sui fattì (Mondadori) che, dato per superfavorito al Premio Campiello nel 2007, arrivò invece ultimo con 28 voti lasciando il podio alla giovane sceneggiatrice Mariolina Venezia con 'Mille anni che sto quì (Einaudi). Una delusione per lo scrittore che commentò: «La gente che amava i nostri libri, lo comprerà almeno per vedere come me la cavo senza di lui». E aggiunse anche: «La giuria popolare è orientata verso un certo tipo di narrativa, diversa dalla mia. Sono lettori medi, o medio bassi. Il pubblico popolare preferisce quello, non sto a tormentarmi molto». Ma subito dopo era arrivato un altro riconoscimento: il Premio Chiara alla carriera e nel 2010 Fruttero è stato il primo vincitore del Campiello alla carriera. Per molti anni traduttore di autori come Beckett e Salinger, prima di incontrare Lucentini, Fruttero - che ha curato, con Sergio Solmi, 'Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienzà (Einaudi, 1959) ed è autore fra l'altro di 'Visibilità zero. Le disavventure dell'on.Slaccà (Mondadori) e di 'Ti trovo un pò pallidà - negli ultimi anni aveva raccontato in una postilla la storia di come era nata la favola 'Il calabrone che ci vedeva pocò (Gallucci). Unico e inedito testo per i bambini scritto da Franco Lucentini partendo da una piccola storia che Fruttero aveva inventato per suo nipote. Il suo finale, rivela nella postilla era più cattivo di quello di Lucentini, notoriamente il più buono della ditta F&L. Tanti i libri scritti con l'amico fra cui 'A che punto è la nottè (Mondadori), La prevalenza del cretinò (Mondadori) e 'L'amante senza fissa dimorà (Einaudi). I cinque titoli fondamentali della letteratura, per Fruttero erano: I Promessi Sposi di Manzoni, Candide di Voltaire («il primo libro che ho letto in francese»), Le avventure di Pinocchio di Collodi, Madame Bovary di Flaubert e I demoni di Dostoevskij.
LA SUA IRONIA »Passati gli ottant'anni nessuno osa più scrivere di te 'il vecchio Frutterò, ancor meno 'l'anziano Frutterò. Così si passa a un sinonimo lusinghiero: 'il grande Frutterò. Per far capire che è solo un modo di dire, si può ricorrere a un superlativo: il 'grandissimò Fruttero, che qui saluta e lascia la scena col suo più bel sorriso«. Così ironizzava sui vantaggi della vecchiaia Carlo Fruttero, morto oggi a 85 anni, in un elenco scritto per Vieni via con me, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Con la consueta, raffinata e sagace ironia, Fruttero aveva scritto: »Un vecchio è il solo ad avere i titoli per parlar male della sua età. Potrà dire: 'Mi fanno ridere questi precari. E io allora, che sono più di là che di qua?' Potrà chiudere con «Non ne posso più di tutta questa vecchiaia», ottenendo un sorriso comprensivo«. Altro vantaggio, »guidare contromano per 14 Km sull'autostrada, di notte. Ti tolgono la patente, ma vuoi mettere la soddisfazione?«. E ancora, »un vecchio può continuare a fumare tranquillamente. Ormai tutti i suoi terapeuti concordano nel dire che smettere sarebbe peggio«. E perfino »giocare la domenica pomeriggio in famiglia alla compilazione del proprio necrologio. 'Circondato dall'affetto dei suoi cari...'. Meglio tenersi sullo stringato. Costa meno e poi è anche vero, molte volte«. Anche sulla morte riusciva a scherzare. »Se anche volessi, non potrei suicidarmi: sono invalido, e bloccato a casa al pianterreno«, aveva detto nel novembre 2010, parlando del suicidio di Mario Monicelli. Una scelta - simile a quella di Franco Lucentini, legato allo scrittore torinese da un sodalizio lungo una vita, che si ammazzò nel 2002 a 82 anni - che Fruttero allora definì come il gesto di una »personalità molto indipendente«, ma forse anche il frutto della »solitudine«. Parlando di sè, poi, in quell'occasione aggiunse: »Ho la fortuna di avere due figlie che amo moltissimo e che si occupano intensamente di me, tre nipoti meravigliosi che anche loro si occupano di me: un gesto del genere li rattristerebbe, per loro sarebbe una tragedia. Quando hai una cerchia di affetti importantissimi, magari non lo fai. E dunque, penso che tirerò avanti così«.
I TITOLI Con la sigla Fruttero & Lucentini, i due scrittori hanno firmato a quattro mani una ricca produzione che spazia un pò tra tutti i generi, dalla poesia al teatro, dalla raccolta di articoli e elzeviri al romanzo giallo, dalla riflessione saggistica di costume alle antologie, le più celebri delle quali sono i quattro 'Libri della fantascienzà, editi da Einaudi. Dopo l'uscita di un libro già a doppia firma, ma che raccoglie poesie distinte dell'uno e dell'altro autore, 'L'idraulico non verra« (Melangolo 1971), la collaborazione darà vita a titoli celebri. Ecco i più importanti. - 'La donna della domenicà, Mondadori 1972; - 'A che punto è la nottè, Mondadori 1979; - 'Il Palio delle contrade mortè, Mondadori 1983; - 'La cosa in se», Einaudi 1983; - 'La prevalenza del cretinò, Mondadori 1985; - 'L'amante senza fissa dimorà, Mondadori 1986; - 'Il colore del destinò, Mondadori, 1987; - 'La verità sul caso D', Einaudi 1989; - 'Enigma in luogo di marè, Mondadori 1991; - 'La manutenzione del sorrisò, Mondadori 1994; - 'La morte di Cicerone. Racconto sceneggiatò, Nuovo Melangolo 1995; - 'Il significato dell'esistenzà, Tea, 1996; - 'Il ritorno del cretinò, Mondadori 1998. - 'Nottambulì, Avagliano 2002 - 'I ferri del mestierè, Einaudi 2003, il 'manuale involontario di scrittura con esercizi svoltì in cui Fruttero - l'anno successivo alla morte di Lucentini - riunì alcuni scritti del sodalizio














0 commenti:
Posta un commento
Lascia un ricordo per questa persona Scomparsa