
Bologna, 30 novembre 2011 - ERA VENUTO a Bologna per curare i problemi respiratori che, specialmente di notte, gli rendevano la vita impossibile. È morto martedì mattina, poco dopo le 5, nel bagno della Clinica neurologica di
via Ugo Foscolo, struttura d’eccellenza nella cura dei problemi del sonno. Giuseppe Gilardi , 52 anni, residente a Sarzana, in Liguria, tecnico di laboratorio in una scuola superiore, era molto noto nella sua città perché gestiva con la compagna una scuola di ballo ed era anche un eccellente fotografo.
L’ALTRA NOTTE si è alzato per andare in bagno, distante appena 4 metri dalla camera che divideva con altri pazienti, e lì con tutta probabilità è stato colto da un malore. È caduto a terra e il suo corpo è finito fra il bidet e la porta del piccolo bagno, impedendo a medici e infermieri di entrare. Le hanno tentate tutte, i soccorritori, ma nella porta, che si apriva verso l’interno, si riusciva a creare solo un piccolo spiraglio. Alla fine è scattato l’allarme a 115 e 118 e solo dopo l’arrivo in Clinica dei vigili del fuoco, che sono passati sopra il muro dell’antibagno, è stato finalmente possibile entrare.
Dentro, però, Gilardi era già morto. Ora la Procura, dopo la segnalazione della polizia e la denuncia della famiglia, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti. Il pm Claudio Santangelo, titolare del fascicolo, nei prossimi giorni conferirà l’incarico per l’autopsia, che dovrà chiarire la causa di morte. Gli inquirenti vogliono però verificare anche altri aspetti, a partire dalla dinamica dei soccorsi da parte del personale della clinica e da quella porta che non si apriva, per verificare se abbiano avuto in qualche modo incidenza nella tragedia.
LA COMPAGNA, che si trovava a Sarzana, è stata avvisata per telefono. «È allucinante — dicono i familiari di Gilardi —. Non è accettabile che in un ospedale ci sia una porta che si apre verso l’interno e che non sia possibile soccorrere un paziente dentro un bagno. Forse sarebbe bastato somministrargli un po’ di ossigeno per salvarlo». L’Ausl, da cui dipende la Clinica, ha diffuso una nota in cui parla di «malore improvviso» ed esprime «cordoglio ai familiari». Secondo la centrale operativa dei vigili del fuoco, la chiamata è arrivata alle 5,20 e il mezzo, uscito dal distaccamento del vicino viale Aldini, è arrivato sul posto in appena sei minuti. Dopo poco più di venti minuti, alle 5,49, l’intervento si è concluso. Sul loro operato non vi sono contestazioni. Diverso il discorso sulla Clinica, contro la quale punta il dito la famiglia.
«STAVAMO effettuando esami sul paziente per capire la causa della sua malattia neurologica — dice il direttore, Agostino Baruzzi —. Respirava male sia di giorno che di notte, con spasmi alle corde vocali e un sintomo detto ‘stridore’. Per dormire, usava una macchinetta che esercita una pressione positiva e aiuta la respirazione. Gli altri pazienti hanno raccontato che di notte camminava per i corridoi. Martedì mattina è andato in bagno e gli infermieri dopo pochi minuti si sono accorti che non tornava. Sono scattati subito i soccorsi, poi sono stati chiamati 115 e 118».
La tragedia ha colto tutti di sorpresa, medici compresi. «La sua patologia — continua Baruzzi — non lasciava presagire nulla di simile. Anche noi siamo molto provati». Quanto alla porta, Baruzzi è lapidario: «È un problema dell’amministrazione, comunque la clinica era stata ristrutturata nel 2005. Aveva le certificazioni. Non so che dire. Non era mai accaduto un evento del genere. Quello che posso dire è che l’intervento da parte di medici, infermieri e operatori è stato tempestivo. Se ci saranno responsabilità, anche in ordine alle procedure di soccorso, lo dovrà verificare la magistratura».
di GILBERTO DONDI Continua a leggere!




























































