
CASERTA 18 Ottobre 2011 È morto nella sua abitazione, a San Cipriano d'Aversa, Vincenzo Schiavone, il cassiere del clan dei Casalesi agli arresti domiciliari da aprile. Aveva 37 anni ed era soprannominato
«copertone», esponente di spicco del clan della fazione guidata da Francesco Schiavone, detto «Sandokan», da una settimana per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute era stato scarcerato dal penitenziario in cui era detenuto, a Secondigliano, Napoli.
DETENUTO A SECONDIGLIANO - Dopo tre anni di latitanza, Vincenzo Schavone era arrestato dalla polizia il 25 aprile in una clinica irpina nella quale era ricoverato. Tra i 100 latitanti più pericolosi secondo il rapporto del ministero dell'Interno, Schiavone si trovava in stanza con altri degenti che non sapevano chi fosse. Si deve a una perquisizione in casa sua l'origine dell'inchiesta «Spartacus 3»: «Copertone», infatti, custodiva in casa il libro mastro del clan, in cui erano elencati i nomi di oltre cento affiliati al gruppo, con l’annotazione del relativo status e stipendio.
IL RUOLO E L'ARRESTO - Legato a «Sandokan» Schiavone e al figlio di quest'ultimo Nicola, nonostante al di là dell'omonimia non ci fossero rapporti di parentela, Vincenzo Schiavone aveva ricoperto nell'organizzazione i compiti non solo di esattore e di promotore delle estorsioni dell'organizzazione, ma era stato anche attivo nel settore degli appalti pubblici. Riuscì, il 30 settembre del 2008, a sfuggire alla cattura in un'operazione coordinata dalla Dda e nella quale furono coinvolte 103 persone. Durante la latitanza fu colpito da ictus e costretto a continue cure e, successivamente, al ricovero nella clinica privata di sant'Angelo dei Lombardi, dove fu rintracciato dalla polizia.
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