
BERGAMO12 MARZO 2011 C’è una croce, tracciata sulla schiena di Yara, ed è una croce che porta nell’abisso. È una croce una grande “X” attraversata al centro da due linee parallele che pur presa con le molle fa dire cose del tutto nuove agli uomini e alle donne che stanno dando la caccia alla bestia che ha ucciso la piccola ginnasta di Brembate Sopra. «Stanno emergendo scuote il capo un investigatore verità sconvolgenti». «Non possiamo escludere conferma Letizia Ruggeri, titolare dell’inchiesta, una che fin qui aveva sempre taciuto la pista del delitto rituale». Perché la “X” e le linee, opera di una lama e firma dell’assassino, sarebbero un simbolo esoterico, un linguaggio da setta, un binomio che nel vocabolario e nei deliri di un iniziato indica un evento ben preciso: un sacrificio umano, ecco cosa.
Se a tanto si sia arrivati sul campo di Chignolo d’Isola, nella sera piena di gelo del 26 novembre, è certamente prematuro affermarlo. Ma quassù si respira, nonostante le facce stranite dalla possibile enormità del Male, un’atmosfera diversa. Gli investigatori, avuti i primi risultati dell’autopsia che escludono la morte per soffocamento, fanno circolare dettagli che offrono un quadro meno opaco sul possibile retroterra del delitto. Sul torace della tredicenne, si è saputo, ci sarebbe, meno nitido dell’altro, un secondo simbolo: una linea orizzontale. Gli analisti arrivati dal Viminale sono andati a pescare vari esperti del settore i quali hanno emesso un primo verdetto. Segni e croci rimandano all’alfabeto runico un retaggio delle antiche popolazioni germaniche rispolverato nell’ordalia del Nazismo e inducono a pensare a un «sacrificio legato alla femminilità con riferimenti al freddo e alla tempesta».
Tale è l’enormità di quello che si sente adombrare che è impossibile non farsi assalire dai dubbi. Questa volta, però, pare esserci qualcosa di più di un’ipotesi. Il pubblico ministero non solo non nega l’esistenza dei simboli sul corpo di Yara ma conferma che li si sta studiando. «Le lesioni concedela Ruggeri sono di difficile interpretazione». Un analista del Ministero dell’Interno va oltre. «Il delitto osserva è stato preparato con cura, perché un maniaco sessuale non si mette a fare disegni su un cadavere». Tuttavia Yara resterebbe una vittima casuale, una ragazzina scelta tra tante, magari «perché i riti di una setta invocavano il delitto di una vergine per assurgere da profani a iniziati».
Si può scuotere la testa increduli, pensare alla trama fantasmatica di un film horror e convincersi che i giornali in fondo ne sparano tante. Eppure l’ombra di un rituale attorno alla giovane ginnasta aleggiava dall’inizio. Forse non a caso gli investigatori andarono subito a “ficcare il naso” nel gruppo di preghiera frequentato dai genitori della ragazzina e forse non a caso don Corinno, il prete di Brembate, continua a ripetere che attenti parrocchiani «il Male può essere tra noi». Yara, stando all’autopsia, fu ferita anche alla testa, forse con una pietra. Quel pomeriggio, è assodato, passò effrettivamente un furgone bianco vicino al luogo della scomparsa. Lo conferma una telecamera. Ma i possessori del veicolo, a quanto pare, non c’entrano niente. Né con le “X”, né con i runici, né con un corpo profanato in nome di chissà cosa..














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